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Anno I · N. 24Valle del Savio, sabato 24 ottobre 2026
L'intervista Sampierana · Promozione girone D

Mengozzi, testa alta: «Siamo qui per provarci»

Sei domande all'allenatore della Sampierana, ripartita dalla Promozione con la voglia di provarci: decima con tre punti dopo due giornate, quando ci ha risposto. Il 4-1 dell'esordio preso come lezione, capitan Braccini «fortissimo. Punto», i ragazzi del vivaio, la settimana tipo.

La Redazione2 ottobre 2026
Matteo Mengozzi, a destra, con la maglia bianconera della Sampierana.
Sampierana Matteo Mengozzi, a destra, con la maglia bianconera della Sampierana.Foto: S.S.D. Sampierana

La prima mail della Sampierana alla nostra redazione è arrivata venerdì 25 settembre, di sera, con un buonasera garbato, la richiesta di leggere il pezzo prima che esca e le sei risposte del suo allenatore. Le domande a Matteo Mengozzi le avevamo spedite mercoledì, per messaggio su Instagram, insieme ad altre sei per chi racconta la Sampierana sui social: quelle sono arrivate appresso. Qui parla il mister. E parla come chi le parole le ha scelte una per una, senza fretta e senza pretattica, proprio come gli avevamo chiesto.

Di conti da rifare, a San Piero, quest'estate ce n'erano parecchi. La stagione scorsa la Sampierana aveva chiuso sedicesima su diciotto in Eccellenza, con trentotto punti, e dal playout era uscita con la discesa di categoria. Quando ci ha risposto, dopo due giornate nel girone D di Promozione, la Sampierana aveva tre punti ed era decima, con due gol fatti e quattro subiti: il 4-1 dell'esordio col Cervia, poi l'1-0 allo Sparta Castel Bolognese, i primi tre punti in campionato. Poco per giudicare. Abbastanza per domandare, e per ascoltare un allenatore che guarda avanti.

Ecco le domande, e sotto ciascuna le sue risposte per intero.

Arriva a San Piero dopo il sedicesimo posto in Eccellenza e il ritorno in Promozione. L'obiettivo è risalire subito? Ce lo dica senza pretattica.

«Certo, siamo qui per provarci. Chi fa sport scende in campo per competere e mettersi alla prova, altrimenti che giochiamo a fare? Voler vincere, però, non significa pensare di essere i più forti o avere il diritto di vincere. Noi dobbiamo lavorare tanto, stare bene insieme e vedere fin dove saremo capaci di arrivare. Senza porci limiti, soprattutto a settembre, e con grandissimo rispetto per tutti.»

Nessuna melina, dunque: ci si prova, e senza porsi limiti, che a settembre è la sola misura onesta dell'ambizione. Epperò la frase che pesa è quella sul diritto di vincere, che nessuno ha in tasca e che proprio per questo si va a guadagnare in campo. Al piano di sopra la Sampierana c'era salita tre stagioni fa e ci è rimasta due anni: la strada, a San Piero, la conoscono già.

Esordio: 4-1 col Cervia, con Diop protagonista. Che cosa ha detto nello spogliatoio, almeno la parte che si può stampare?

«Di tenere la testa alta e pensare solo a lavorare. Serviva capire cosa avevamo fatto bene, cosa dovevamo migliorare e ripartire da lì. Non credo che serva essere arrabbiati per essere esigenti. Abbiamo affrontato un Cervia molto forte, allenato molto bene, con giocatori forti come Diop e tanti altri e, alle fondamenta, una società strutturata e ambiziosa. E lo sapevamo. Prima dell’inferiorità numerica, per circa cinquanta minuti, eravamo avanti 1-0 e la partita era aperta. Poi è cambiata, ci è sfuggita di mano ed è finita 4-1. Nel calcio, a volte, la distanza tra vincere, pareggiare e perdere passa anche da episodi molto piccoli che fanno parte del gioco. E se dovevamo incontrare una squadra così forte, sono contento di averla incontrata alla prima giornata: ci ha dato subito parecchie informazioni su cui lavorare.»

Una confessione, in una riga: nella domanda che avevamo spedito i gol di Diop erano tre, la società ci ha corretti scrivendo due, e qui il numero l'abbiamo tolto, perché chi fa le domande deve anche saper prendere le correzioni. Quanto alla risposta, non serve essere arrabbiati per essere esigenti è una frase da appendere negli spogliatoi di tutta la valle. Il mister non cerca alibi: nomina l'inferiorità numerica, il vantaggio che a suo dire durava da una cinquantina di minuti, gli episodi piccoli su cui Eupalla, da sempre, mette le mani; poi rende onore all'avversario e porta a casa un taccuino di cose da fare. E l'avversario era di quelli che contano: il Cervia, dopo due giornate, era in testa al girone con sei punti insieme al Roncofreddo. La lezione più dura, presa alla prima domenica, è quella che rende di più alla ventesima.

Due gol in due partite, e li ha segnati entrambi capitan Braccini. È una fortuna o un campanello d'allarme per gli attaccanti?

«Simone, considerando anche la Coppa, è a tre gol in tre partite ufficiali. Ma soprattutto, Simone è fortissimo. Punto. Vederlo allenarsi ogni settimana non fa che confermarmelo. Sugli attaccanti sono tranquillo. Intanto la loro storia parla per loro, ma soprattutto vedo come lavorano: si allenano forte, lavorano per la squadra e si sono messi a disposizione con un’umiltà e una disponibilità enormi. Questo per me conta più di tutto il resto. Poi, a dire il vero, il gol lo segna uno, ma le condizioni perché arrivi si creano tutti insieme. Non mi interessa troppo chi segna. E se continuasse a farli tutti Braccini, nessuno di noi si lamenterebbe.»

Fortissimo, punto: di rado un allenatore chiude così un discorso, e qui l'archivio gli fa da testimone. In campionato Simone Braccini ha segnato al Cervia e poi allo Sparta, al 58', il gol dei primi tre punti in campionato; con la maglia della Sampierana, quando ci ha risposto il mister, ne contava ventiquattro, e dal 2014/15 soltanto cinque giocatori della Sampierana ne avevano fatti di più. Il terzo gol, quello di Coppa, lo mette in conto Mengozzi: i nostri registri la Coppa non la tengono. Agli attaccanti il mister concede fiducia sul lavoro della settimana, ed è credito ben dato: chi si allena con umiltà, prima o poi, la porta la trova. E se intanto il goleador resta il capitano, a San Piero nessuno scenderà in piazza a protestare.

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Sulla panchina della Sampierana si sono seduti sei allenatori nelle ultime undici stagioni. Lei come pensa di cambiare questa statistica?

«Non penso a cambiare la statistica. Penso a quello che posso fare io. Il mio compito è rispettare le persone, i ruoli e quello che la Sampierana rappresenta. Considero un privilegio essere qui. San Piero vive la Sampierana e ci sono persone che dedicano tempo, energie e passione a questa società. Quello che posso controllare è cercare ogni giorno di fare del mio meglio e metterci tutto il mio impegno. Il resto, oggettivamente, non posso controllarlo.»

Sei nomi, diceva la domanda; a ricontarli bene sono sette in undici stagioni, e il grafico in pagina li mette in fila. Mirko Giorgi nel 2016/17, in Eccellenza; Gianluigi Bartoli l'anno dopo; Alessandro Madonia per tre stagioni, due delle quali troncate dal Covid; Federico Barontini per quattro, quelle della Promozione vinta e del ritorno in Eccellenza; nell'ultima Gianni Belli fino a febbraio e poi Davide Montanari, cambio in corsa che il nostro archivio, fermo a un allenatore per stagione, non vedeva; poi lui. Il più longevo è stato chi ha vinto, e la morale è di quelle che fanno ben sperare: a San Piero chi semina resta. Mengozzi la statistica non la guarda, guarda il paese: San Piero vive la Sampierana, scrive, e basta una frase siffatta a spiegare perché su quella panchina ci si siede con un certo tremore e con un orgoglio anche più grande.

Tre stagioni fa la Sampierana vinceva la Promozione con 72 punti, 63 gol fatti e 29 subiti. Di quella squadra, che cosa vorrebbe nella sua?

«La capacità di arrivare fino in fondo. Quella Sampierana ha già scritto la storia e quel risultato appartiene ai giocatori, allo staff e ai dirigenti che lo hanno conquistato. Abbiamo la fortuna di avere alcuni giocatori di quella rosa che possono trasferire la loro esperienza, insieme ad altri giocatori con personalità, qualità e spirito competitivo. E poi ci sono i ragazzi del settore giovanile, che a San Piero rappresenta una risorsa importante e continua a portare ragazzi pronti a entrare nella mischia. Noi siamo solo all’inizio del nostro percorso.»

Quella squadra, nel 2023/24, fece ventidue vittorie, sei pareggi e sei sconfitte e chiuse prima su diciotto, con Barontini in panchina. Di quella rosa, stando al nostro archivio, almeno sette sono ancora a San Piero: Simone e Davide Braccini, Simone Pippi, Tommaso Conficoni, Lorenzo Petrini, Manuel Quercioli, Marco Batani. Mengozzi non si appropria di niente, la storia è di chi l'ha scritta; e ai burdèl del vivaio spalanca la porta. Di giovani, del resto, la Sampierana non è avara: nella rosa di quest'anno, lo raccontiamo nei Boccia di questo stesso numero, dodici giocatori su venti sono nati dal 2003 in poi, da qualunque vivaio vengano. Pronti a entrare nella mischia, dice il mister: parola vecchia e giusta, che sa di fango e di tacchetti, e a San Piero di futuro.

Da noi si dice: il martedì si corre, il giovedì palla. Com'è la settimana tipo della sua Sampierana, e il venerdì si fa ancora qualcosa?

«Ci alleniamo tre volte alla settimana e sì, il venerdì facciamo ancora qualcosa. Nel calcio si è vinto e si è perso allenandosi in tantissimi modi diversi, quindi non credo esista una ricetta giusta per tutti. Noi abbiamo scelto la nostra. Per me la parte fondamentale è essere credibili e, per esserlo, bisogna credere davvero in quello che si propone. Il principio poi è semplice: quello che facciamo durante la settimana deve servirci la domenica. Cerco di mettere i giocatori nelle condizioni migliori perché non debbano soltanto eseguire quello che chiedo. Voglio che imparino a riconoscere le situazioni, capire cosa sta succedendo, scegliere cosa fare e prendersi delle responsabilità. Poi lavoriamo tanto, questo sì, ma vogliamo anche stare bene mentre lo facciamo. Penso che essere esigenti e avere un ambiente sereno non siano due cose in contraddizione.»

Tre allenamenti, e il venerdì si lavora ancora: il nostro proverbio di valle esce dalla mail con un'aggiunta. Ma il cuore della risposta sta altrove, nel giocatore che deve riconoscere le situazioni e scegliere da sé, non soltanto eseguire. È un'idea di calcio antica quanto il pallone di cuoio, quella del mediano che sa da solo quando fermare il giuoco e del libero che sa quando salire. Esigenti e sereni insieme, sostiene Mengozzi, si può stare; e a leggere il tono delle sue sei risposte, la serenità a San Piero c'è già. Il resto lo scriveranno le domeniche.

A Matteo Mengozzi e alla Sampierana va il nostro grazie per la prima mail, per la pazienza e per le parole scelte con cura. Il diritto di vincere, ha scritto il mister, non ce l'ha nessuno; la voglia di guadagnarselo, a giudicare da queste righe, non manca. E a San Piero la risposta è già data: «Siamo qui per provarci.»

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