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Anno I · N. 24Valle del Savio, sabato 24 ottobre 2026
L'intervista Bagnese · 1ª Categoria girone H

Fabiani: «Muli che corrono come cavalli»

Sei domande all'allenatore della Bagnese, a quota quattro punti dopo il 2-1 al Torconca Cattolica firmato da Batani al 90'. Fulvio Fabiani risponde senza filtri: i suoi «animali» di sana ignoranza calcistica, i muli e i purosangue, il randagio che non molla l'osso.

La Redazione3 ottobre 2026
Fulvio Fabiani, allenatore della Bagnese, nella stagione 2026/27.
Bagnese Fulvio Fabiani, allenatore della Bagnese, nella stagione 2026/27.Foto: RomagnaSport

Com'è finita. domenica 4 ottobre, a Miramare, Real Rimini – Bagnese 2-2 (Nicolò Berni 6', Emilio Benito Docente 8', Marco Batani 45+4', Docente 75' su rigore).

Di pretattica, in queste righe, non ce n'è un grammo. Le risposte di Fulvio Fabiani sono arrivate di sera, in chat su Instagram, sei in fila in un messaggio solo e sotto una riga di congedo che vale una firma: «Per il giornalista». Le domande erano sei per lui e sei per il presidente Rudi Montini, di cui aspettiamo ancora le parole; nel frattempo la Bagnese aveva battuto il Torconca Cattolica all'ultimo respiro, e il mister ci ha raccontato anche quella.

A Bagno di Romagna la panchina, quest'anno, è passata a un uomo che la valle la conosce: nel nostro archivio Fabiani ha guidato la Due Emme per tre stagioni, due in Promozione e una in Prima Categoria. La sua Bagnese è partita con lo 0-2 in casa col Cattolica, ha strappato l'1-1 a Viserba con la Victoria e poi ha battuto 2-1 il Torconca Cattolica, con Marco Batani al 90': quattro punti nel girone H, tre gol fatti e quattro subiti, e domenica 4 ottobre alle 15:30 la trasferta di Miramare sul campo del Real Rimini, terzo con sette punti. Poco per giudicare. Abbastanza per ascoltare.

Ecco le domande, e sotto ciascuna le sue risposte per intero.

Nel nostro archivio Lei ha guidato la Due Emme in tre stagioni, nel 2009/10, nel 2010/11 e nel 2015/16. Quest'anno, curiosamente, la Due Emme ha preso il Suo predecessore a Bagno, Marco Ostolani. Che cosa si porta dietro da Mercato Saraceno, e che cosa ha trovato di diverso a Bagno?

«Portarmi dietro qualcosa da Mercato non saprei, ma la cosa bella che ho trovato a Bagno – e che sapevo di trovare – è un gruppo di ragazzi con dentro quella sana "ignoranza calcistica", nel senso buono del termine. È qualcosa che non si insegna: io sono ignorante di mio, quindi sono "animali" come me e la cosa mi piace. Ci sono anche ragazzi giovani che non hanno ancora capito del tutto questa essenza e la cultura del lavoro, ma ci lavoriamo. La Due Emme la vedo come un classico cane da salotto con il pedigree. Hanno una struttura costruita per vincere il campionato a mani basse e possono perderlo solo loro. Tra l'altro, con una rosa del genere pensata solo per vincere, sarà interessante vedere come il loro mister saprà gestire tutta questa pressione, visto che finora non si è mai confrontato con categorie superiori alla Prima. Ai ragazzi ho detto semplicemente due cose: voglio che siamo cani randagi e non cani d'appartamento o con il pedigree. Se un cane randagio ha un osso in bocca e ti avvicini anche solo a 3 metri per prenderglielo, ti stacca il braccio dalla spalla; a un cane con il pedigree abituato ai croccantini, l'osso glielo togli dalla bocca e non ti dà nemmeno un morso leggero. E poi gliel'ho detto chiaramente: preferisco avere dei muli che imparano a correre come cavalli, piuttosto che trovarmi con dei purosangue che non sono nemmeno capaci di correre come muli. Voglio che la Bagnese abbia questa mentalità.»

Quel che il mister pensa della Due Emme e del suo allenatore è parola sua, e sua resta: non la sottoscriviamo e non la mettiamo sulla bilancia, ché il nostro mestiere è raccontare e far raccontare, non arbitrare fra panchine. Epperò il pepe e la schiettezza ci piacciono, e più di tutto ci piace come parla dei suoi burdèl: «animali» di sana ignoranza calcistica, muli che imparano a correre come cavalli, una squadra che vuole randagia. Un ritratto siffatto, di affetto ruvido e sincero, non si legge sovente nelle interviste dei mister.

Il primo punto della Sua gestione è arrivato a Viserba, 1-1 con la Victoria, con il gol di Braccini. Che cosa Le è piaciuto di quella partita, e che cosa invece va ancora sistemato?

«Della gara con la Victoria mi è piaciuto soprattutto il fatto che i ragazzi non abbiano mai mollato. Nel primo tempo eravamo in affanno in alcuni momenti perché non coprivamo bene il campo; nel secondo tempo siamo andati meglio cambiando la disposizione tattica. Abbiamo ancora tanto da lavorare a livello tattico, ma i ragazzi si applicano con grande disponibilità.»

L'archivio gli fa da testimone: la Victoria era passata con Emanuele Brocculi al 31', e il pareggio di Michael Braccini è venuto al 66', nella ripresa del cambio di disposizione. Un allenatore che corregge la squadra a partita in corso e una squadra che lo segue: ab ovo, si comincia da qui.

Com'è la settimana tipo della Sua Bagnese? E quanto conta, in una squadra di montagna, riuscire ad allenarsi tutti insieme?

«Ci alleniamo come possiamo. Abbiamo diversi giocatori che lavorano su turni e si allenano una settimana sì e una no. In più, quest'anno sono andati via 5 titolari degli undici degli anni passati, quindi lo zoccolo duro che c'era da anni è tutto da ricostruire.»

Turni di lavoro e allenamenti a settimane alterne: è il calcio di paese nella sua verità più nuda, dove la domenica arriva dopo sei giorni di lavoro vero. I cinque titolari partiti li conta il mister; noi aggiungiamo soltanto che uno zoccolo duro non si rifà in tre domeniche, e che quattro punti, intanto, sono in cascina.

Nella Sua squadra di oggi, da dove devono arrivare i gol?

«L'anno scorso i miei attaccanti hanno fatto al massimo 2 gol a testa. Ci sto lavorando per insegnargli quello che non gli è stato insegnato negli anni passati e farli migliorare. Al momento cerco di lavorare sulle palle inattive: non erano abituati, ma ci provano e si applicano. Sono molto contento perché non li ho mai sentiti lamentarsi, e per fare calcio servono fatica, sacrifici e dedizione.»

Il goleador, a Bagno, per ora non ha un nome solo: i tre gol della Bagnese in campionato li hanno firmati Michael Braccini, Riccardo Galli e Marco Batani. Fatica, sacrifici e dedizione, dice il mister, e i suoi non si lamentano: elogio più bello, per un gruppo di pedatori della domenica, non c'è.

Che partita si aspettava (e com'è andata) con il Torconca?

«Mi aspettavo una partita difficile come poi è stata, perché facciamo ancora i soliti errori a difesa schierata e infatti abbiamo preso il gol del pareggio. Però, dopo 15 minuti di sbandamento, abbiamo trovato la forza e la voglia del cane randagio che non molla l'osso, andando a vincere al 90'. E questa è una cosa che non si insegna.»

Riccardo Galli al 18', il pareggio di Antonio Gravina al 65', Marco Batani al 90': i conti dell'archivio tornano col racconto del mister. Che la voglia non s'insegni lo sa anche Eupalla, che i gol all'ultimo minuto li riserva a chi non smette di rincorrerli.

A fine stagione, che cosa Le basterebbe per dire: è stato un buon anno?

«Se i ragazzi mi ascoltano e continuano con questa mentalità, a fine anno, con tanta fatica, potremo aver raggiunto il nostro obiettivo.»

L'obiettivo non lo dice, e qui sì che un filo di pretattica se l'è tenuto. Ci basta la condizione, che è tutta nei ragazzi: ascoltare, e non mollare.

A Fulvio Fabiani va il nostro grazie, per il tempo rubato a una settimana di turni e per non averci risparmiato niente. Sugli altri ha detto la sua con la franchezza di chi le parole non le pesa col bilancino; noi le abbiamo riportate come sono arrivate, perché qui siamo per raccontare e per farvi raccontare, non per mettere il bavaglio a nessuno né per dare man forte a qualcuno. Quel che resta, a rileggere, è il modo in cui parla della sua Bagnese, e si sente fin da qui. Domenica, a Miramare, c'è il Real Rimini. A Bagno, l'osso non si molla.

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