Di vent'anni di Bagnese, nel nostro archivio, c'è un nome che torna più di ogni altro, ed è quello di Paolo Guerra. Classe 1986, attaccante, è nella rosa biancorossa in venti stagioni dal 2006/07 a oggi, e nessuno ci è stato tanto: il secondo, Alessandro Antonelli, si ferma a diciotto. Gliene manca una sola, il 2008/09, e non per pigrizia: quell'anno era al Vallesavio, che chiuse primo con settantaquattro punti e salì di categoria, con Alessandro Visotti in panchina. Poi tornò a casa, e a casa è rimasto. Nomen omen, verrebbe da dire, per uno che di battaglie sul campo di Bagno ne ha combattute più di chiunque.
Accanto a lui, martedì sera, c'era Enrico Silvani, classe 1990, centrocampista nelle schede di RomagnaSport, quattordici stagioni nella rosa della Bagnese dal 2012/13 al 2025/26, una delle quali, il 2018/19, RomagnaSport la registra sotto il nome storpiato di «Slivani»; prima, nel nostro archivio, lo si trova nella Sampierana del 2010/11. Quest'estate il suo nome non è entrato nella rosa nuova. Martedì sera, però, c'era.
Insieme, nella stessa rosa, hanno attraversato quattordici stagioni, e il nostro archivio le ha viste tutte: il secondo posto del 2012/13 in Seconda Categoria, sessantadue punti e i playoff; i playoff del 2014/15 e del 2016/17 in Prima; la retrocessione del 2017/18, che a Bagno nessuno ricorda volentieri; il terzo posto del 2021/22 e il ritorno in Prima nel 2022/23. Allenatori ne sono passati parecchi, da Giovanni Fontana ad Alessandro Visotti, che Guerra l'ha avuto in panchina in undici stagioni, fino agli ultimi; i due senatori sono rimasti, come restano le pietre d'angolo quando si rifà la casa.
Di gol, va detto subito, il nostro archivio sa meno di quanto vorremmo, e lo diciamo con onestà: i tabellini sono completi nel 2016/17 e dal 2018/19; altrove hanno dei buchi, piccoli dal 2013/14 al 2015/16 e nel 2017/18 (da due a tre gol per stagione), larghi fino al 2012/13. Le presenze, poi, RomagnaSport non le registra affatto, sicché chi era in campo e per quanti minuti non lo possiamo dire. Con questo limite, Silvani è il goleador dei due: almeno trentasei gol col suo nome per esteso dal 2016/17 al 2025/26, contando i sei del 2018/19 scritti sotto «Slivani»; e se gli si danno anche gli otto che fra il 2012/13 e il 2015/16 i tabellini segnano col solo cognome, si arriva a quarantaquattro, ed è pur sempre un conto per difetto. La sua annata migliore è il 2021/22, otto gol; uno, il 17 dicembre 2017, valse l'uno a uno col Riccione 1926, e un altro, il 23 ottobre 2022, arrivò su rigore al novantaseiesimo, a Fontanelle, nel tre a uno che la Bagnese si portò via. Di Guerra i tabellini ne contano almeno nove, e ce n'è da raccontare: le due doppiette del 2019/20, nel sei a due al San Carlo dell'8 dicembre e nell'uno a quattro di Sogliano del 26 gennaio, e il gol che a San Clemente, nel 2014/15, valse da solo la partita, zero a uno. Un attaccante che in vent'anni segna così poco nei tabellini, direte. Epperò l'archivio conta i gol, non le battaglie, e sovente non sa nemmeno chi c'era.
A fine settembre, a Paolo Guerra, avevamo mandato undici domande per raccontare la sua storia con parole sue; le aspettiamo ancora, e le aspetteremo volentieri. Codesta storia, intanto, martedì sera l'ha scritta lui con Silvani, a modo loro, senza dire una parola ai giornali: l'allenamento della Bagnese l'hanno guidato loro due, e noi c'eravamo. Se sia l'inizio di qualcosa o una sera sola, non lo sappiamo, e non lo scriviamo. Sappiamo che i burdèl di ieri sono ancora lì.
Il calcio di paese è fatto così, ab ovo: le squadre cambiano allenatori, presidenti e maglie, i ragazzi arrivano e se ne vanno, e intanto ci sono pedatori che restano, stagione dopo stagione, finché il campo diventa casa loro più di qualunque altra casa. Eupalla, che di giuoco se ne intende, a questi non chiede gol: chiede di esserci.
Martedì sera, a Bagno, la memoria ha fatto l'allenamento.
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